Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS

Sezione Provinciale di Agrigento

Onlus

 


yoga la mia ragione di vita di Elisabetta Vianello

Mi chiamo Elisabetta e pratico Yoga da circa trenta anni sotto la guida di diversi maestri Ho iniziato questa pratica grazie all’incontro con i padre benedettino francese Jean Marie Déchanet, fondatore dello yoga cristiano, di cui sono diventata discepola. Egli è stato colui che ha portato dall'Oriente posture, pranayama e formule di meditazione, fondendole armoniosamente per arrivare alla preghiera profonda. Ho conosciuto quel monaco Benedettino, di cui sono diventata discepola, all’inizio degli anni settanta nel suo eremo di Valjouffrey, in Val d’Isère, (Francia)e posso dire che grazie allo Yoga, un certo tipo di Yoga, ho trovato la forza di dire “SI’ alla Vita”. Quel giorno di primavera di tanti anni fa ero una ragazza disperata, piena di complessi e di paure, dato che avevo appena perso la vista ma lassù, in quell’eremo di montagna ho sentito nascere di nuovo la Vita nel profondo di me, una porta si è aperta ed io ho iniziato una via: la via del silenzio, la via dello Yoga che mi ha portato a realizzarmi sia sul piano psico-fisico che su quello spirituale. Lo Yoga è diventato per me,fin da quei lontani giorni, una via di ascesi che dura ancora oggi. Lo Yoga è per me una strada che attraverso le varie posizioni, gli esercizi respiratori, la meditazione mi porta,sempre di più, ad inabissarmi nella “ caverna del cuore” dove risiedono le emozioni più vere, profonde, autentiche.
Lo Yoga è la via del silenzio e proprio grazie a questa pratica riesco ad incontrare Dio nel profondo del mio cuore. Le posizioni diventano così non solo fini a se stesse, ma riesco a raggiungere una preghiera autentica, profonda grazie alle forme che il mio corpo via, via assume Vi sono stati molti mutamenti nella mia vita ed ora, giunta ad una età matura,desidero poter trasmettere agli altri,grazie all’insegnamento, tutto quello che di buono e di bello la pratica dello Yoga mi ha donato.
Ho terminato da poco una scuola di formazione per insegnanti Yoga con buon esito. Desidero soffermarmi un po’ su come ho vissuto da non vedente il quadriennio scolastico. La scuola di formazione mi ha dato moltissimo, facendomi crescere sia fisicamente che psicologicamente, nonostante i vari problemi e difficoltà causate dall’handicap visivo. La maggiore difficoltà è stata quella della comprensione delle spiegazioni date dagli insegnanti quando venivano introdotte delle posizioni per me un po’ nuove. Le loro spiegazioni visive sul modo di entrare in una determinata posizione, di porre i muscoli degli arti o del bacino,di collocare la respirazione, sono state difficili da capire, soprattutto nei primi tempi, ma poi ho cercato di crearmi delle immagini mentali per proiettare nella mia mente, come in una specie di film,ciò che loro dicevano: così, a poco a poco, con un lavoro abbastanza faticoso,sono riuscita anch’io ad eseguire le posizioni indicate. Mi sono resa conto che si può fare tutto, anche ad occhi chiusi, se si riesce a concentrarsi, ad essere presenti al qui ed ora” e ad avere una maggiore consapevolezza del proprio corpo e del proprio respiro. Quando ci si distrae,si vuole andare troppo in fretta e si vuole lottare con i propri muscoli per arrivare per forza ad una posizione , senza lasciarsi portare dal respiro,non si ottiene nulla: anzi, molto spesso si sbaglia e si fa qualcosa di diverso da quello che è stato indicato Questa è stata un’altra mia difficoltà. Poco a poco però ho imparato a prestare maggior ascolto e così ho migliorato la mia pratica. Sono profondamente convinta che per chi non vede,è molto importante prendere consapevolezza del proprio corpo: sentirlo, ascoltarlo, amarlo…. Si deve arrivare, in un certo modo, a “vedere col corpo” Questo vale per tutta la pratica, ma soprattutto per quelle posizioni, come ad esempio quelle di equilibrio, in cui la vista è importante.
Quando, però, grazie allo sguardo non si può proiettare la consapevolezza verso l’esterno, è possibile mantenere Una posizione di equilibrio anche ad occhi chiusi, pur con qualche difficoltà Le difficoltà si possono superare poco a poco sostenendosi leggermente ad un muro, oppure venir sostenuti dal braccio dell’insegnante, come è avvenuto per me. Mi è stato anche utile imparare ad usare una cintura , come prolunga, per eseguire gli esercizi più difficili. Penso che imparare questo uso sia molto utile per i praticanti non vedenti, ,, per far capire loro come eseguire le varie posizioni, sopperendo a carenze muscolari causate, magari, da blocchi psicologici. Mi pare che una parte della pratica molto importante per i non vedenti,sia costituita dal rilassamento. Rilassarsi, abbandonarsi, lasciar andare la presa non solo di tensioni muscolari ma anche di quelle psicologiche od emotive, magari molto antiche, non è certo facile ma essenziale per poter arrivare ad un certo equilibrio psicofisico. La scuola mi ha fatto capire che la pratica non deve essere solo sul tappetino, ma anche e soprattutto nella Vita Ed ora è mio desiderio portare agli altri uno yoga che, nello spirito occidentale cristiano, possa aiutarli ad essere migliori uomini e migliori Cristiani. A volte,però, ,mi chiedo: E’ possibile uno Yoga secondo lo spirito cristiano? Secondo P.Dèchanet, noi Occidentali, non possiamo scimmiottare o imitare dei metodi provenienti da una cultura e un ambiente psicologico completamente diversi dal nostro. Secondo lui,bisogna che l’Occidente produca un suo proprio Yoga, uno Yoga che si inscriva sulla linea del cristianesimo. Lo Yoga può diventare un elemento di armonia e di equilibrio psico fisico, ma bisogna trovare un Maestro che guidi l’adepto verso la realizzazione di se stesso, portandolo verso la concentrazione e verso una preghiera di adorazione, per fargli aprire il cuore alla presenza di Dio. Soltanto se lo Yoga diventa un metodo di psicofisiologia, di attenzione a Dio,allora si può parlare di uno Yoga per i cristiani.
Leggendo queste righe, qualcuno potrà chiedersi: lo Yoga è una religione?
Desidero rispondere brevemente alla domanda.
Lo Yoga non è una religione, ma è impregnato di religiosità e può costituire uno strumento atto ad interiorizzare e a personalizzare l’esperienza religiosa.
Lo Yoga si mette al servizio dell’esperienza religiosa favorendo un processo di interiorizzazione ed armonizzazione dell’intera persona.
Inoltre può consentire una esperienza religiosa rivolta verso il Dio della propria tradizione. molti sono infatti i punti di contatto tra il sentiero yogico e la pratica cristiana. Ecco cosa pensa P.Gentili, Padre Barnabita ma anche Yogin cristiano che organizza corsi di meditazione, preghiera profonda, Yoga,, a proposito di questa pratica:
“Lo yoga non è una ginnastica, né una credenza religiosa. Ma una disciplina tendente all’autorealizzazione che può portare all’abbandono in Dio. Certo per le sue origini riprende alcuni precetti dell’Induismo, ma propri anche del Cristianesimo. Lo yogin ,colui che esercita lo yoga, deve avere innanzitutto una vita integra e seguire regole di morale… E poi entrare nel silenzio profondo dell’anima. Del resto anche S. Agostino disse: Ti cercavo fuori e invece eri dentro di me. E la meditazione dei padri del deserto cominciava dalla ruminazione della parola divina, incollata al respiro e ripetuta sottovoce…
Quest’anno, in estate, ho collaborato con P.Gentili, insegnando qualche esercizio di Yoga al mattino, durante i suoi corsi di spiritualità. Durante le mie lezioni ho cercato di far prendere coscienza del corpo, della respirazione ma anche dell’impatto che essi possono avere sia sulla mente che sul cuore. Un corpo sano, una respirazione calma possono far sì che anche la nostra mente sia calma, tranquilla, priva di pensieri ossessivi che possono tormentarla A poco a poco, nella pace e nel silenzio possono scomparire problemi, difficoltà e tutti quei condizionamenti della nostra personalità esteriore che ci impediscono di aprirci alla nostra vera essenza, alla nostra vera personalità interiore. Oltre ad esercizi fisici, cerco di introdurre, nelle lezioni, esercizi di respirazione che possono portare Alla spiritualità ed anche esercizi di interiorizzazione imparati in Francia un tempo ormai lontano, ma che ritornano spesso alla mia mente. In un esercizio fisico in piedi,ad esempio, oltre a far salire le braccia in alto, portarle orizzontali ai lati delle spalle e congiungere le mani all’altezza del petto, si può modulare sull’onda dell’inspiro e dell’espiro una formula: “SI’ a me stesso; SI agli altri; SI alla Vita; SI a Dio. Queste formule sono diventate quasi uno slogan per la mia vita e,Terminando questo articolo, posso dire che lo Yoga mi aiuta ad accettare me stessa,gli altri, la Vita così come essa è portandomi ad accordare in modo equilibrato ed armonico le tre cordature del mio essere: il corpo, la mente il cuore.
Elisabetta Vianello




Ultimo aggiornamento 10/12/2009


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