Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti

Articolo 02

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Commento a cura dell’avvocato Angelo Greco.

In maniera troppo entusiastica quando si legge l’articolo due della Costituzione, si presta attenzione solo alla prima parte, quella cioè che riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo. Ma si scorre veloce sulla seconda, quella che richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. Eppure le due norme hanno lo stesso peso, sono simmetriche e poste in un unico comma, a significare che non c’è prevalenza dell’una sull’altra e che entrambe sono parimenti importanti. Diritti inviolabili e doveri inderogabili sono dunque le parole chiave dell’articolo due che cerca così di contemperare due contrapposte esigenze, quelle del singolo e quelle della collettività, esigenze spesso in conflitto tra loro perché dove c’è un interesse generale, bisogna a volte sacrificare quello individuale, parlare di diritti senza doveri è un controsenso. Sarebbe come volere una città di sole discese senza salite. Si tratta di due facce della stessa medaglia. Laddove c’è un diritto in capo a un cittadino, esiste un dovere in capo ad un’altro cittadino di rispettare quel diritto, una norma che proclama un diritto, una libertà. Contiene anche una parte nascosta che spesso non si vuol vedere, quella che sancisce il dovere di tutti i cittadini di rispettare quel diritto e far sì che esso possa essere esercitato. Non avrebbe senso proclamare la libertà di espressione se poi non ci fosse il dovere di non offendere, di non aggredire, non umiliare chi la pensa diversamente. E così stabilire che la proprietà privata è sacrosanta, significa anche. Non deturpare i muri dei palazzi con scritti e disegni, non rubare nei supermercati, non buttare la spazzatura nei cortili degli altri condomini e così via. Non possiamo limitarci a pretendere il rispetto dei nostri diritti se poi non ci impegniamo a rispettare quelli degli altri. L’articolo due della Costituzione ci dice questo. Il singolo è la collettività, devono imparare a convivere pacificamente. Uno Stato che persegue solo l’interesse dell’individuo finisce nel caos e nell’anarchia, così come uno Stato che tutela solo gli interessi pubblici, ricade nella dittatura. Tra queste due esigenze la nostra Costituzione cerca un compromesso pragmatico, individuando per ciascun diritto le ipotesi in cui questo può essere compresso per il bene pubblico. Ad esempio, si può comprimere la proprietà privata con un’espropriazione quando sussiste un pubblico interesse e salvo comunque un indennizzo all’ex titolare, si può limitare la libertà di circolazione e soggiorno, ma solo per motivi di sanità o sicurezza pubblica. Ci si può associare liberamente, a meno che non si tratti di associazioni segrete, si può Professare qualsiasi religione, purché non contraria al buon costume. Ognuno è libero di svolgere un’attività economica, ma questa non può mai svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana o all’ecosistema. Tutta la nostra Costituzione è un continuo ripetere l’interesse dell’individuo è sacrosanto, ma non può mai danneggiare quello della collettività che è ancora più sacrosanto. E questo perché è dal bene del gruppo che dipende quello del singolo. Il male che fai agli altri si ripercuote prima o poi, su di te, è un po come il sasso che lanci dalla riva di uno stagno, prima o poi le onde sollevate dal suo peso arrivano sulla riva opposta e ne intorbidiscono l’acqua. Si dice che il minimo battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo, figuriamoci all’interno dello stesso paese. Ogni parola della nostra Costituzione non è mai casuale, per questo è anche una delle opere meglio riuscite della nostra letteratura. L’articolo due ne è l’esempio più lampante, la Repubblica, dice la norma, riconosce i diritti inviolabili dell’uomo. La prima cosa che salta all’evidenza è che si parla in generale di uomo e non solo del cittadino italiano. I padri costituenti e le madri costituenti nel riconoscere i diritti inviolabili vollero riferirsi a qualsiasi uomo, da qualunque parte del mondo provenga, anche agli stranieri, non perché una persona è un extracomunitario, possiamo lasciarla morire nelle acque, o di fame, ma siamo tenuti a soccorrerla. Anche lo straniero è un uomo, sebbene qualche politico voglia farci credere il contrario, giocando sulle nostre debolezze, passioni ed egoismi. E quindi anche lui va aiutato al pari di qualsiasi altro cittadino italiano. Nell’articolo due troviamo poi un verbo importantissimo: riconoscere. La Repubblica riconosce i diritti inviolabili, riconoscere significa ammettere che i diritti. sono Già nostri, Perché ce li ha dati la natura nel momento stesso in cui nasciamo, e di ciò lo Stato prende semplicemente atto, non ci fa alcuna concessione, non compie alcun atto di generosità. Non dobbiamo neanche ringraziarlo, i diritti non promanano dallo Stato, ma appartengono all’uomo in quanto tale e pertanto sono inviolabili. Qual è la grande rivoluzione rispetto al passato?
l’uomo non è più una cosa, non è una pedina nelle mani del sovrano. Al centro di tutto non c’è più lo Stato, ma l’uomo. E’ una nuova rivoluzione copernicana. Così l’articolo due ci libera da tutte le paure che c’erano prima della Costituzione. L’uomo viveva la propria vita nel continuo timore di essere imprigionato, utilizzato come schiavo, deportato, poteva essere ucciso, i suoi beni potevano essere confiscati solo perché esprimeva un pensiero non gradito al re. La Costituzione, invece, nel riconoscere i diritti inviolabili dell’uomo, sancisce che nessun potere potrà mai privarci della dignità di uomini, nessuno. Logica conseguenza di ciò è che i diritti vanno anche tutelati, perché diversamente non avrebbe alcun senso riconoscerli. Ecco la ragione dellimportanza del secondo verbo contenuto all’articolo due: garantire. La Repubblica riconosce e garantisce i diritti fondamentali. Purtroppo, come scrisse Dostoevskij, i diritti sono stati riconosciuti, ma i mezzi per soddisfare i bisogni non sono stati ancora individuati. I padri costituenti lo sapevano bene e per questo hanno trasformato i diritti sociali in aspettative. Ma cosa significa in termini pratici che la Repubblica garantisce i diritti dell’uomo? Significa che la Repubblica da un lato rimuove gli ostacoli che impediscono l’esercizio dei diritti. Ad esempio, imponendo l’abbattimento delle barriere architettoniche, dando a tutti la possibilità di curarsi negli ospedali pubblici o stabilendo la scuola dell’obbligo fino a una certa età. Dall’altro lato riconosce all’individuo il diritto di ricorrere a un giudice, per la tutela Dei propri diritti. La Costituzione è stata completata nel 1947, solo un anno dopo, nel 1948, l’Onu avrebbe scritto la Carta dei diritti dell’uomo, dove al primo articolo troviamo Gli stessi principi che i nostri padri costituenti avevano sancito nell’articolo 2, 1 volta tanto abbiamo anticipato il resto del mondo. L’articolo due parla di diritti inviolabili, riferendosi a quelli elencati nei primi 11 articoli della Costituzione, tra cui il diritto all’uguaglianza, al lavoro, a professare liberamente una religione, il diritto alla cultura e, non in ultimo, il diritto alla pace. Questi diritti, proprio perché inviolabili, non potranno mai essere modificati. Neanche con una legge di revisione costituzionale, proprio perché si tratta di diritti sacri che spettano per natura e che non sta all’uomo cancellare, o limitare. Peraltro, l’elenco dei diritti inviolabili non è chiuso, la genericità dell’articolo due consente di ampliare la lista non solo ai diritti tradizionali, ma anche a quelli più recenti collegati al progresso tecnologico, all’evoluzione dei costumi e della sensibilità sociale, pensate al diritto a navigare su Internet, che trae fondamento dal diritto all’informazione, o al diritto all’oblio e alla privacy, o al diritto alla procreazione assistita, con il ricorso alla fecondazione artificiale, al diritto alla tutela dell’ambiente e degli animali, che peraltro sono stati di recente inseriti in modo espresso nella stessa Costituzione. L’articolo due fa poi un’importantissima precisazione. Specifica che la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, non solo Come singolo, ma anche nelle formazioni sociali dove si svolge la sua personalità. Che significa questo? Significa che lo Stato tutela non solo i diritti individuali, quelli per così dire egoistici, ma anche quelli dei gruppi in cui l’uomo interagisce, ove quindi si forma la sua personalità: la famiglia innanzitutto, la scuola, le associazioni culturali, quelle rappresentative di interessi economici come i sindacati, i partiti. E ogni altra forma di aggregazione umana. La capacità del nostro Stato di tutelare questi diritti dipende però anche dai suoi rappresentanti. Non basta dire che il diritto al lavoro è inviolabile, se poi le Istituzioni non sono in grado di arginare la disoccupazione, non serve dire che l’istruzione è un diritto fondamentale. Se poi le scuole versano in condizioni precarie, se non addirittura fatiscenti, con aule a volte piccole o mal riscaldate. Per non parlare degli insegnanti, spesso sotto organico e mal retribuiti. Sembrano dicerie da bar. Ma mi è capitato di incontrare genitori e insegnanti che a turno portavano pacchi di carta igienica all’asilo dei propri bimbi o le risme per le fotocopie. Che dire poi del diritto alla salute, incompatibile con i tagli alla sanità? I giri di affari della criminalità organizzata, l’assoluta assenza di tutela dell’ambiente in determinate zone del territorio, contaminate da scorie e inquinamento e il diritto di espressione se non fossero esistiti Internet e i social network. Il diritto di espressione sarebbe stato appannaggio solo degli editori. Quanto poi al diritto alla giustizia, questo è letteralmente calpestato dalla constatazione che quasi la metà dei processi penali si chiude per prescrizione. Non si può biasimare allora chi afferma che l’articolo due sembrerebbe quasi tutelare non già i diritti inviolabili degli uomini, bensì i diritti degli uomini inviolabili. Tuttavia, non è neanche possibile scaricare sempre la colpa dei mali del nostro paese sul vertice. Nella democrazia il Vertice è una speculare rappresentazione della base, ne rispecchia i vizi, l’ignoranza, le contraddizioni e dunque la rivoluzione non può essere né quella armata né quella della protesta di piazza. La vera rivoluzione è solo culturale. Che senso ha cambiare degli amministratori corrotti, ignoranti e inefficienti, per sostituirli con altri estratti dal medesimo gruppo sociale? Bisogna investire sulla formazione delle nuove generazioni. Dalla loro capacità di vedere il bello e il buono che dipende il futuro del nostro paese. Come detto, l’articolo due della Costituzione riconosce non solo i diritti, ma individua anche i doveri. In particolare si parla, di doveri inderogabili, di solidarietà politica, economica e sociale. La bellezza di questa norma è di avere imposto per legge un dovere. Tale è una rivisitazione del precetto del Vangelo che afferma: non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te. Qui invece, quest’obbligo viene posto in chiave propositiva, fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te. Quando si parla di solidarietà si pensa quasi sempre a quella nei confronti dei meno abbienti o dei malati, alla beneficenza e all’assistenza sociale, ma la concezione di solidarietà contenuta nell’articolo due è molto più ampia e si riferisce al bene comune come base della convivenza. Si parte dall’idea di fondo secondo cui il singolo non può star bene in mezzo a tanta gente che sta. Male. Il bene individuale si persegue anche tramite il bene pubblico, chi mai potrebbe vivere sereno sapendo che non appena esce di casa rischia di essere accoltellato per un orologio o di trovare la casa svaligiata dai ladri? Ecco perché non ci si deve meravigliare se i soldi pubblici vengono spesi non solo in infrastrutture e in incentivi alla produzione, ma anche in sostegno alle persone meno agiate. Seppur non si tratta di investimenti in senso economico, lo sono comunque in senso sociale e contribuiscono indirettamente al benessere collettivo. La società progredisce solo laddove tutti stanno bene, ed è per questo che tutti devono concorrere a questo obiettivo. La solidarietà è proprio questo, ogni persona deve considerarsi non un’isola, ma parte integrante di un gruppo. perché Se la nave affonda, affondiamo tutti.

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